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Archeologia
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Lmwdq'mwdgarcheologia (dal mwdwgreco mweaἀρχαιολογία, composto dalle parole mweqἀρχαῖος, "antico", e mwegλόγος, "discorso" o "studio") è la mwewscienza che studia le mwfaciviltà e le mwfqculture umane del passato e le loro relazioni con l'ambiente circostante, mediante la raccolta, la documentazione e l'analisi delle tracce materiali che hanno lasciato i popoli antichi (architetture, manufatti, resti biologici e umani).

Contents

Storia
Note

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Storia

Premesse

Il termine era già utilizzato dagli storici antichi, nel suo senso letterale di "discorso sul passato".

Alcuni autori hanno chiamato il sovrano babilonese mwgwNabonide il mwhaprimo archeologocite-ref-biblicalarchaeology-org-1-0[1]cite-ref-nabonide-2-0[2], dato che, prima di riedificare il tempio di Ebabbar a Sippar, intraprese uno scavo con il proposito di ritrovarne le fondazioni, come voleva la prassi babilonese nel caso di ricostruzione di edifici templari distrutticite-ref-biblicalarchaeology-org-1-1[1]; ad onor del vero, il sovrano poi non effettuò altri scavicite-ref-nabonide-2-1[2]cite-ref-3[3].

Lo storico greco mwmgTucidide utilizza in qualche caso le testimonianze materiali come prova per una ricostruzione del passato, ad esempio quando scrive che i mwmwCari avrebbero abitato in passato le isole dell'mwnaEgeo in quanto a mwnqDelo erano state rinvenute dagli mwngateniesi molte tombe antiche con oggetti e tipo di sepoltura simili a quelli utilizzati ancora ai suoi tempi da quella popolazione.

Durante il mwoaMedioevo, e fino all'mwoqEtà Moderna, gli antichi edifici classici erano regolarmente riutilizzati in base alle esigenze del presente; i cristiani e i musulmani, ad esempio, modificaronocite-ref-4[4] molti templi pagani trasformandoli in chiese e moschee. Le rovine dei monumenti antichi venivano usate anche come cave di pietra, oppure le loro strutture erano utilizzate come base per costruire nuovi edifici, come fortezze o palazzi. Le vicende del mwpgColosseo e del mwpwTeatro di Marcello sono particolarmente esemplificative di questi riutilizzi. Il caso del mwqaPantheon mostra che in alcuni casi queste nuove funzioni hanno permesso agli edifici antichi di conservarsi sino al giorno d'oggi.

Umanesimo e studi antiquari

Agli inizi del XV secolo l'mwqwUmanesimo ricollocò entro una prospettiva storica fatti, personaggi e monumenti del mondo antico e promosse la raccolta e lo studio di monete, iscrizioni e altri oggetti antichi come integrazione della tradizione scritta.cite-ref-rizza2002-5-0[5] L'antiquaria rinascimentale si caratterizzò per il confronto tra fonti eterogenee, letterarie e materiali, e costituì un antecedente importante della ricerca archeologica, senza coincidere ancora con la disciplina nel suo assetto moderno.cite-ref-acciarino2022p52-6-0[6]cite-ref-archeologiaeaa1958-7-0[7]

Nel campo della mwuqtopografia di mwugRoma, il primo Umanesimo vide il contributo di mwuwPoggio Bracciolini e mwvaFlavio Biondo, che introdussero un uso più sistematico dell'osservazione diretta dei monumenti insieme al confronto con fonti letterarie, mwvqepigrafiche e mwvgtoponomastiche.cite-ref-azzena2002-8-0[8] La mwwwRoma instaurata di Biondo, pubblicata nel 1446, è stata indicata come il primo strumento moderno per affrontare i problemi topografici e archeologici della Roma antica.cite-ref-dellaschiava2013p643-9-0[9] Nello stesso contesto, mwyaLeon Battista Alberti impostò in modo sistematico la misurazione dei mwyqmonumenti di Roma, mentre dal 1465 tali questioni divennero materia di insegnamento presso l'Università di Roma, dove mwygPomponio Leto contribuì alla diffusione delle nuove tendenze.cite-ref-azzena2002-8-1[8]

Accanto agli umanisti operarono anche viaggiatori e artisti, che rilevarono, copiarono e pubblicarono monumenti architettonici, opere figurate e iscrizioni antiche.cite-ref-archeologiaeaa1958-7-1[7] Nel Mediterraneo orientale, l'attività di mwbaCiriaco d'Ancona e mwbqCristoforo Buondelmonti costituì una preziosa base di dati di carattere storico-antiquario, epigrafico e archeologico sui principali centri dell'mwbgImpero bizantino e in particolare su mwbwCostantinopoli.cite-ref-zanini2002-10-0[10] Ciriaco è inoltre ricordato tra i primi, nel XV secolo, a copiare epigrafi greche e latine e a schizzare disegni di monumenti antichi durante i suoi viaggi.cite-ref-mangani2017pp93-94-11-0[11] Un esempio documentato di questa attività è la sua visita a mweaMicene nel 1448, attestata da una nota manoscritta relativa alla mweqPorta dei Leoni.cite-ref-dibenedetto2011pp278-279-12-0[12]

Rinascimento: nascita delle prime collezioni archeologiche

Nel mwgaRinascimento nacquero le prime collezioni archeologiche, la principale delle quali furono i mwgqMusei Vaticani. Esse costituirono un riferimento per tutti i successivi studiosi. La raccolta vaticana prese inizio dal ritrovamento casuale del mwggGruppo del Laocoonte in una vigna sul mwgwcolle Oppio. In effetti, per secoli gli oggetti raccolti nelle collezioni saranno prevalentemente frutto di ritrovamenti casuali.

Altra scoperta archeologica che segnò l'epoca fu quella della mwhqmwhgDomus aurea, l'antico palazzo di mwhwNerone. Anche in questo caso si trattò di un ritrovamento casuale, capitato però in un'epoca in cui la comunità artistica era avida di conoscere l'arte antica: ben presto i giovani artisti romani presero a farsi calare su assi appese a corde per poter vedere loro stessi le antiche pitture. L'effetto di queste esplorazioni furono d'ispirazione per l'intero mwiaRinascimento. Tra gli artisti che visitarono la mwiqDomus aurea ci furono mwigPinturicchio, mwiwRaffaello e mwjaMichelangelocite-ref-13[13].

In quest'epoca vennero inoltre pubblicati ampi cataloghi di monumenti ed oggetti antichi illustrati da incisioni su rame. Fra di essi mwkgL'Antiquité expliquée et représentée en figures di mwkwBernard de Montfaucon rimase per un secolo l'opera di riferimento.

Seicento: nascita dell'archeologia della Preistoria

Sino al Rinascimento, l'interesse per le testimonianze del passato era limitata al periodo classico. Successivamente, anche i resti preistorici furono oggetto di studio e di ricerca, ad opera di studiosi come mwlgMichele Mercati e mwlwNicolas Mahudel, che iniziarono ad interessarsi alle cosiddette "pietre di fulmine" o mwmaceraunia, ovvero i reperti preistorici in pietra, che venivano man mano rinvenuti casualmente e di cui si faticava a comprendere l'origine.

In particolare, mwmgNicolas Mahudel propose per la prima volta la successione delle mwmwEtà della pietra, mwnadel bronzo e mwnqdel ferro. Analogamente mwngBernard de Montfaucon pubblicò nel suo mwnwLes monuments de la monarchie française riproduzioni di monumenti megalitici accanto a quelle delle rovine classiche e dei monumenti medievali.

Settecento: i primi scavi archeologici sistematici

Nel mwrg1748 iniziarono le prime campagne di scavo regolari, prima ad mwrwErcolano e poi a mwsaPompeicite-ref-14[14], promosse dal neonato mwtqRegno delle Due Sicilie. La scoperta di città quasi intatte, complete degli oggetti della vita quotidiana e addirittura delle sagome dei corpi umani, ebbe eco in tutta mwtgEuropa.

Agli scavi di Ercolano aveva dedicato la sua prima opera anche mwuaJohann Joachim Winckelmann, ritenuto l'iniziatore degli studi archeologici modernicite-ref-15[15], grazie alla pubblicazione, nel mwvq1764, di mwvgGeschichte der Kunst des Altertums (in italiano mwvwmwwaStoria delle arti del disegno presso gli antichi), nella quale, per la prima volta, le opere d'arte greco-romane vennero inserite nel loro contesto storico attraverso una periodizzazione degli stili artistici.

L'archeologia era ancora principalmente finalizzata allo studio della storia dell'arte greco-romana, e fortemente influenzata dalle concezioni estetiche mwwgneoclassiche, secondo cui le opere di tale periodo rappresentavano il modello della bellezza ideale.

In questa fase nacque un nuovo tipo di istituzione per coordinare l'attività archeologica, l'accademia: principalmente l'mwxaAccademia Etrusca di mwxqCortona, l'mwxgAccademia Ercolanense e la mwxwPontificia Accademia Romana di Archeologia.

Le innovazioni del XIX secolo

Maggiori scoperte

A partire dall'inizio del mw7wXIX secolo furono organizzate delle vere spedizioni archeologiche, con mw8aGiovanni Battista Belzoni e mw8qKarl Richard Lepsius in mw8gEgitto dove la mw8wscrittura geroglifica era stata decifrata da mw9aJean-François Champollion, con mw9qPaul Émile Botta, mw9gAusten Henry Layard e mw9wRobert Koldewey in mw-aMesopotamia, con la decifrazione della mw-qscrittura cuneiforme ad opera di mw-gGeorg Friedrich Grotefend, fino alla celeberrima riscoperta di mw-wTroia da parte di mw-aHeinrich Schliemann nel mw-q1873 e agli scavi di mw-gCnosso di mw-wArthur Evans nel mwaqa1900.

Archeologia cristiana

In questo periodo si sviluppò anche l'mwaqqarcheologia cristiana, legata alla scoperta delle mwaqucatacombe di Roma e interessata prevalentemente ai fenomeni storico-artistici. Nel mwaqy1816 la ricostituzione per volere di mwaqcpapa Pio VII della mwaqgPontificia accademia romana di archeologia sancì l'uso del termine "archeologia" come studio dei monumenti, distinta dallo studio dei testi scritticite-ref-16[16].

Archeologia preistorica

Contemporaneamente, grazie ai sempre maggiori rinvenimenti di utensili in pietra, spesso associati ad ossa di animali od ominidi estinti, entrarono nella loro fase matura anche gli studi sulla mwaraPreistoria: mwareChristian Thomsen utilizzò per l'ordinamento dei materiali del mwariNationalmuseet (mwarm"museo nazionale" mwarqdanese, fondato nel mwaru1807), la periodizzazione delle mwaryEtà della pietra, mwarcdel bronzo e mwargdel ferro, già proposta da mwarkNicolas Mahudel, sancendone definitivamente la validità.

Gli studi sulle culture mwarspreistoriche, che non potevano avvalersi di fonti scritte, ma solo dei dati materiali ("mwarwcultura materiale"), e di quelle mwar0protostoriche, che avevano a disposizione solo scarsi testi, rivalutarono l'importanza degli oggetti come testimonianze del passato, indipendentemente dalla loro eventuale qualità artistica. L'archeologia assunse dunque, e in particolare nei paesi anglosassoni, un aspetto sempre più storico-antropologico, al posto dell'iniziale orientamento storico-artistico.

Documentazione degli scavi

In mwaseItalia, a partire dalla seconda metà del mwasiXIX secolo il paletnologo mwasmLuigi Pigorini recuperava sistematicamente tutti gli oggetti rinvenuti e curava l'esecuzione dello scavo e l'analisi dei dati che questo forniva. La documentazione del ritrovamento di ciascun oggetto divenne sistematica anche nella prosecuzione degli mwasqscavi di Pompei, ad opera di mwasuGiuseppe Fiorelli e mwasyAmedeo Maiuri.

Ci si cominciò infine ad interessare prima alle architetture e quindi ai siti e ai materiali di epoca mwasgmedioevale, con veri e propri scavi archeologici soprattutto in mwaskGran Bretagna e nei mwasopaesi scandinavi, in collegamento con lo sviluppo di un interesse per le origini nazionali, portando alla creazione della disciplina dell'mwassarcheologia medioevale. In quest'ambito il generale inglese Augustus Pitt Rivers si dedicò tra il mwas01881 e il mwas41896 alla ricerca di villaggi e necropoli, registrando in modo estremamente accurato tutti i dati dei ritrovamenti.

Metodo stratigrafico

Durante il mwatiXIX secolo si svilupparono la mwatmstratigrafia e la mwatqcronologia relativa. Questi metodi erano nati nell'ambito della mwatugeologia e della mwatypaleontologia ad opera di studiosi come mwatcWilliam Smith, mwatgJames Hutton e mwatkCharles Lyell. Perciò l'applicazione della stratigrafia all'archeologia si diffuse a partire dall'archeologia mwatopreistorica.
Negli anni Trenta e Quaranta dell'Ottocento archeologi come mwatwJacques Boucher de Crèvecœur de Perthes e mwat0Christian Jürgensen Thomsen datarono gli oggetti prodotti dall'uomo sulla base delle ossa di animali estinti ritrovate nello stesso sito o nello stesso strato.
Tuttavia, la stratigrafia ottenne risalto e popolarità soprattutto con gli scavi di mwat8Hissarlik, il sito dell'antica mwauaTroia, condotti da mwaueHeinrich Schliemann, mwauiWilhelm Dörpfeld e mwaumCarl Blegen a partire dal 1871. Questi studiosi individuarono ben nove città distinte, costruite una sopra l'altra, dalla Preistoria all'mwauqetà Ellenistica.

A mwauyRoma i primi scavi stratigrafici del mwaucForo Romano furono condotti negli anni tra il mwaug1898 e il mwauk1925 da mwauoGiacomo Boni, mentre mwausRodolfo Lanciani documentava la grande quantità di ritrovamenti casuali e di scavi "di recupero" che avvenivano parallelamente alle costruzioni per Roma, che da poco aveva assunto il ruolo di capitale italiana e si stava espandendo notevolmente. Successivamente il progetto di riscoprire i mwauwFori imperiali, già iniziato in epoca napoleonica, fu portato a termine durante il mwau0ventennio fascista, anche per esigenze propagandistiche; il progetto e la sistemazione dell'area archeologica furono affidati a mwau4Corrado Ricci. mwau8Nino Lamboglia e mwavaLuigi Bernabò Brea, intanto, affinavano il mwavemetodo stratigrafico.

Gli sviluppi del XX secolo

Nel 1922 l'archeologo inglese mwavoHoward Carter compì quella che è considerata la più celebre scoperta archeologica del XX secolo: quella della mwavsTomba di Tutankhamon.

Nei primi anni del XX secolo l'mwav0egittologo mwav4William Flinders Petrie sviluppò il concetto di mwav8seriazione, che permise una datazione precisa degli oggetti ben prima che fossero disponibili i moderni metodi basati sugli isotopi radioattivi, i quali, peraltro, hanno confermato la cronologia indicata da Petrie. Egli fu anche un pioniere nella catalogazione minuziosa dei reperti, anche di quelli tradizionalmente ritenuti poco rilevanti.

mwaweAlois Riegl, appartenente alla "scuola viennese", pubblicò nel mwawi1901 lo studio sullmwawm'mwawqIndustria artistica tardoromana, nel quale si asseriva la necessità di giudicare l'opera d'arte in rapporto alle concezioni dell'epoca in cui è stata realizzata e non in rapporto ad un astratto modello ideale. Questa storicizzazione permise una rivalutazione dell'arte romana rispetto a quella greca e pose le basi per l'allargamento degli studi alle civiltà artistiche estranee al mondo classico. Negli mwawuanni venti del Novecento l'archeologia si professionalizza. Infatti in quest'epoca vengono fondate le prime cattedre di archeologia nelle mwawyuniversità europee ed americane. La necessità di una corretta raccolta dei dati portò nel mwawcXX secolo alla codificazione del metodo mwawgstratigrafico. Il sistema dello "scavo per quadrati", fu elaborato dall'archeologo inglese mwawkMortimer Wheeler tra gli mwawoanni venti e mwawscinquanta mentre quello "per grandi aree" fu descritto da mwawwEdward Harris alla fine degli mwaw0anni settanta.

Lo scavo delle zone cittadine bombardate e distrutte durante la mwaw8Seconda guerra mondiale, in occasione delle ricostruzioni permise di elaborare inoltre gli specifici metodi di indagine dell'mwaxaarcheologia urbana, legata spesso a mwaxescavi di emergenza e costretta ad operare quindi con tempi limitati in contesti stratigrafici estremamente complessi. Negli mwaxianni sessanta si sviluppò, in particolare negli mwaxmStati Uniti la cosiddetta mwaxqarcheologia processuale o "nuova archeologia" ("processual archaeology" o "new archaeology", soprattutto in ambito preistorico e protostorico), che ambiva a collocare l'archeologia tra le scienze esatte attraverso l'elaborazione di un metodo completamente nuovo, che partisse da ipotesi teoriche sui grandi processi culturali, da verificare quindi attraverso metodi scientifici (lo scavo).

Si tendeva a ricollegare l'archeologia all'antropologia, come studio dei fenomeni culturali, staccandola invece dalla storia e dalla ricostruzione storica delle diverse culture umane. Si criticava in modo particolare la tendenza degli archeologi "tradizionali" a limitarsi alla pura e semplice raccolta di manufatti e il loro mero inserimento in serie cronologiche e la mancanza di una riflessione metodologica e sugli scopi della disciplina. Il ruolo centrale era riconosciuto ai "processi culturali" che costituivano comportamenti umani fondamentali. Nell'attività archeologica queste premesse teoriche si traducevano in una nuova attenzione rivolta ai modelli di insediamento e di rapporto con l'ambiente.

La successiva archeologia post-processuale, sviluppatasi in mwaxcGran Bretagna criticava in particolare la possibilità di un'osservazione oggettiva e asettica dei fenomeni culturali e quindi la pretesa di raggiungere una scientificità astratta poco coerente con le specificità della ricerca archeologica. Nell'archeologia italiana e mediterranea la nuova archeologia ha avuto scarso seguito, anche a causa della mancanza di una prospettiva storica e del meccanicismo dei processi culturali, intesi come inevitabili adattamenti delle culture alle trasformazioni ambientali.

mwaxkThor Heyerdahl nel mwaxo1947 attraversò l'mwaxsOceano Pacifico dal mwaxwSudamerica alla mwax0Polinesia sulla zattera mwax4Kon-Tiki. Può essere considerato il fondatore dell'mwax8archeologia sperimentale, che nei paesi anglosassoni è diventato uno dei più importanti ambiti dell'attività archeologica. Questo ramo dell'archeologia non è interessato all'oggetto in sé, bensì alle attività che gli stanno dietro, sia al modo in cui l'oggetto è stato prodotto, sia il modo in cui veniva utilizzato. Perciò tenta di verificare mwayasperimentalmente, mettendole in pratica, le tecniche costruttive e di fabbricazione antiche, le caratteristiche dei manufatti ed mwayeedifici così prodotti, nonché l'uso degli stessi.

La seconda metà del Novecento vide anche l'ingresso della tecnologia nell'archeologia. La maggiore innovazione è stata l'introduzione del metodo di datazione con il mwaygradiocarbonio, basata su una teoria sviluppata inizialmente dallo scienziato americano mwaykWillard Libby nel mwayo1949. Nonostante i limiti (se confrontato con i metodi successivi è impreciso; può essere utilizzato solo con materiali organici; funziona solo con oggetti degli ultimi 10.000 anni), questa tecnica ha tuttavia portato ad una rivoluzione nell'archeologia e nel contributo che essa può dare alla storia. In particolare la datazione dei resti organici con gli isotopi dello mwaysstronzio ha permesso l'analisi delle migrazioni umane. Un altro ambito di applicazione della tecnica alla archeologia è stato lo sviluppo della mwaywfotografia aerea, che ha permesso l'individuazione di siti archeologici non facilmente rilevabili.

Il ritrovamento nel mway41991 nel ghiacciaio del mway8Similaun del corpo dell'uomo preistorico detto mwazamwazeÖtzi ha aperto un terzo orizzonte, quello della genetica applicata all'archeologia. Le ricerche sul DNA hanno dimostrato che Ötzi appartiene a un mwaziaplogruppo K molto raro in Europa che dimostra la provenienza dei suoi antenati dal Vicino Oriente nel neolitico, a seguito della diffusione dell'agricoltura e dell'allevamento. Questo tipo di DNA si è conservato fino a oggi in regioni isolate, come Sardegna e Corsica.cite-ref-17[17] L'analisi genetica dei resti di uomini preistorici sta chiarendo molti aspetti delle migrazioni preistoriche.

Descrizione

Generalità

Venne definita in passato come scienza ausiliaria della mwazostoria, adatta a fornire documenti materiali per quei periodi non sufficientemente illuminati dalle fonti scritte. In alcuni paesi, e specialmente negli mwazsStati Uniti d'America è stata sempre considerata come una delle quattro branche dell'mwazwantropologia (le altre tre sono l'mwaz0etnologia, la mwaz4linguistica e l'mwaz8antropologia fisica)cite-ref-haviland-et-al-2005-18-0[18], avente come obiettivo l'acquisizione di conoscenza delle culture umane attraverso lo studio delle loro manifestazioni materiali.

L'archeologia è convenzionalmente suddivisa in discipline a seconda del periodo o della cultura oggetto di studio (ad esempio mwaauarcheologia classica o mwaayarcheologia industriale o mwaacpaletnologia), oppure a seconda di particolari tecniche di indagine (mwaagarcheologia subacquea o mwaakarcheologia sperimentale), o di specifiche problematiche (mwaaoarcheologia urbana, mwaasarcheologia teorica), o ancora sulla base del tipo di materiale esaminato (mwaawnumismatica o mwaa0epigrafia). La nozione di scoperta archeologica si è evoluta con il progredire dei metodi di indagine: alla ricerca dell'oggetto raro, ma le sue scoperte sono divenute sempre meno dipendenti dal caso o dall'intuizione. I metodi archeologici sono indipendenti dall'epoca dei resti studiati e sono infatti stati applicati anche all'epoca successiva alla mwaa4rivoluzione industriale (mwaa8archeologia industriale) e persino come metodo di indagine sulle società contemporanee (per esempio con l'analisi dei rifiuti urbani).

La relazione della ricerca archeologica con l'mwabeantropologia culturale (e mwabifisica), ha dato origine a vari approcci, tra essi contraddittori o complementari, secondo i punti di vista dei vari studiosi che si sono succeduti e tuttora si succedono nel dibattito archeo-metodologico e teorico, animato (se non iniziato) a partire dagli anni 1960, per l'esplicitazione di metodi e finalità della ricerca, e per migliorare la capacità dell'archeologia di spiegare e interpretare le società del passato (e del presente). Tra questi si contano l'mwabmarcheologia processuale, l'mwabqarcheologia post-processuale, l'mwabuarcheologia marxista, la mwabyGender Archaeology, l'archeologia neo-evoluzionista, l'mwabkarcheologia cognitiva.

Tecniche e metodi di indagine

La principale tecnica di indagine è quella dello mwaciscavo stratigrafico, che consente di rimuovere strati di terreno rispettando la successione cronologica e di documentare i materiali che vi sono deposti, collocandoli in una precisa sequenza cronologica relativa.

L'indagine archeologica può inoltre usufruire oggi di tecniche di rilevamento e di datazione o di analisi scientifiche elaborate da altre discipline.

L'esame del territorio, sia come ricerca preliminare ad uno scavo, per individuare la presenza di resti archeologici, sia per acquisire dati statistici generali sulla storia del territorio stesso, oltre che della tradizionale mwacuricognizione archeologica di superficie (osservazione diretta) può avvalersi dell'interpretazione delle mwacyfotografie aeree e di mwaccprospezioni geofisiche (in particolare magnetometriche o con georadar). I mwacgsonar possono essere utilizzati in ambiente subacqueo, mentre sonde fotografiche sono state impiegate per esplorare preliminarmente cavità presenti nel terreno, quali tombe non ancora scavate.

Metodi di datazione

Lo studio dei materiali, sia di quelli raccolti nello scavo, sia quelli privi di contesto stratigrafico, ha gli scopi di comprenderne i modi di utilizzo e l'origine e di arrivare a una datazione.

Il primo modo per datare un oggetto in senso relativo è il suo inserimento nella sequenza stratigrafica. Tuttavia per gli oggetti rinvenuti in un momento in cui questa tecnica non era ancora stata elaborata, o comunque fuori contesto, si continua ancora ad utilizzare il confronto formale e stilistico con altri oggetti simili. A questo si aggiunge l'insieme delle tecniche scientifiche oggetto dell'mwadearcheometria.

Per ottenere datazioni assolute possono essere utilizzati il metodo del mwadmCarbonio 14 (o radiocarbonio) per i materiali organici (mentre altri metodi di datazione ai radioisotopi, quali quelli del potassio-argo (K-Ar), mwadqdell'uranio-torio-piombo e delle tracce di fissione dell'uranio 238, possono servire a datare le rocce e quindi i fossili o i resti di mwaduindustria litica ad esse associate), la mwadydendrocronologia per il legno, la mwadctermoluminescenza e l'mwadgarcheomagnetismo, per mwadkceramiche, mwadolaterizi e terre di fusione.

Possono aiutare nella datazione relativa di oggetti rinvenuti in uno stesso sito i metodi del mwadwFUN test o della mwad0racemizzazione degli amminoacidi, per le ossa, e quello dell'mwad4idratazione dell'ossidiana o del rapporto tra cationi (in ambienti aridi) per datare la lavorazione dell'ossidiana o della pietra in genere. Presso i ghiacciai un altro metodo è quello tramite il conteggio delle "varve", un particolare tipo di depositi che registra variazioni annuali nei sedimenti glacio-lacustri.

Discipline e indirizzi di studio

L'mwaeiarcheozoologia e la mwaempaleobotanica indagano i resti faunistici e botanici, allo scopo di ricostruire l'ambiente naturale con il quale gli uomini interagivano. L'mwaeqarcheoastronomia fornisce inoltre un supporto all'indagine con lo studio degli allineamenti astronomici e degli orientamenti delle strutture antiche, a volte ricercati per specifici motivi simbolici, soprattutto nel caso di edifici legati al culto. Le numerose applicazioni del computer, dall'archiviazione e organizzazione dei dati, alle rappresentazioni cartografiche (mwaeuGIS), alle ricostruzioni virtuali, con utilizzi sia per la ricerca, sia per la presentazione al pubblico, sono oggetto dell'mwaeyarcheologia computazionale. Esiste inoltre l'mwaecarcheologia musicale che studia i fenomeni mwaegmusicali dell'mwaeketà antica. L'mwaeoarcheologia sperimentale tenta infine di riprodurre le condizioni antiche nelle quali gli oggetti sono stati prodotti e si sono successivamente modificati, deteriorati e distrutti, allo scopo di sottoporre a prova sperimentale le ipotesi fatte sulla base dei resti rinvenuti.

Oltre alla mwaewchimica e alla mwae0fisica, per l'elaborazione delle tecniche di analisi già citate, le indagini archeologiche possono ricevere un utile apporto dalla mwae4geologia, per la conoscenza sia delle caratteristiche delle varie pietre da costruzione, delle gemme, dei metalli e leghe metalliche, delle argille, sia dei meccanismi geomorfologici di erosione e di sedimentazione, e ancora per la datazione delle rocce. Un'altra disciplina che fornisce il suo apporto alle indagini archeologiche è la mwae8paleontologia o paleobiologia, per lo studio dei resti fossili (con la paleozoologia per i fossili animali, la paleobotanica per quelli vegetali, la mwafapalinologia per i pollini fossili e l'mwafeantracologia per i resti carbonizzati, e infine la mwafipaleoantropologia per i resti fossili umani e lo studio dell'evoluzione dell'uomo): nel loro insieme i cambiamenti ambientali e climatici sono studiati dalla mwafmpaleoecologia. Numerose sono anche le possibili applicazioni dei metodi mwafqstatistici all'analisi dei dati.

Molti degli interessi delle discipline bioarcheologiche e archeometriche nel loro insieme costituiscono l'oggetto di studio del metodo interdisciplinare dell'mwafyarcheologia ambientale. Hanno inoltre tematiche affini e complementari numerose discipline, quali l'mwafcantropologia culturale e l'mwafgetnologia (per lo studio delle organizzazioni socio-culturali delle comunità umane, dei loro aspetti comportamentali e simbolici e delle loro relazioni con l'ambiente), la mwafkpaletnologia (per lo studio delle origini e dei movimenti delle popolazioni), la mwafolinguistica storica (per lo studio e la diffusione delle lingue), le ricerche di mwafsstoria dell'arte e naturalmente della mwafwstoria.

Note

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Collegamenti esterni

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